Oltre il dark web: può esistere un Internet segreto?

Nel nostro viaggio nel dark web abbiamo scoperto una cosa abbastanza deludente.

Non bisogna penetrare in qualche misteriosa rete sotterranea.

Non bisogna collegarsi a un satellite russo.

Non bisogna nemmeno digitare comandi incomprensibili su un terminale verde.

Nella maggior parte dei casi basta Tor Browser.

Ma questo porta a una domanda decisamente più interessante:

potrebbe esistere davvero un Internet segreto?

Non il dark web.

Proprio un’altra rete, composta da server collegati tra loro, con i propri siti e servizi, conosciuta soltanto da chi sa che esiste e magari completamente irraggiungibile dall’Internet che utilizziamo ogni giorno.

La risposta è sorprendentemente semplice.

Sì.

E per costruirla non servirebbe nemmeno inventare una nuova tecnologia.

Prima sorpresa: Internet non è “la rete”

Quando diciamo Internet tendiamo a immaginare una gigantesca infrastruttura mondiale.

Una specie di autostrada digitale universale attraverso la quale, prima o poi, deve necessariamente passare qualsiasi comunicazione tra computer.

Ma Internet è, letteralmente, una rete di reti.

Operatori telefonici, università, aziende, data center, governi e altre organizzazioni possiedono reti differenti che si interconnettono utilizzando protocolli e sistemi di routing condivisi.

È questa gigantesca interconnessione a formare Internet.

Il concetto fondamentale è quindi:

due computer possono comunicare senza necessariamente utilizzare Internet.

Fibra non significa Internet

Questo è probabilmente uno degli equivoci più diffusi.

Diciamo:

“Ho Internet in fibra.”

E dopo anni di pubblicità abbiamo finito per considerare le due cose quasi sinonimi.

Ma la fibra ottica è semplicemente un mezzo attraverso il quale trasportare informazioni.

Esattamente come il rame.

O le onde radio.

O un collegamento satellitare.

La fibra può trasportare Internet, ma può trasportare anche una rete che con Internet non ha assolutamente nulla a che fare.

Immaginiamo due edifici:

Sede A ← fibra privata → Sede B

I computer delle due sedi possono utilizzare Ethernet, TCP/IP, HTTP, database, streaming video e praticamente qualsiasi altra tecnologia normalmente associamo a Internet.

Eppure non è necessario che siano collegati a Internet.

La fibra non è Internet più di quanto l’asfalto sia l’autostrada.

È semplicemente uno dei mezzi sui quali possiamo costruire una strada.

Costruiamo il nostro piccolo Internet

Immaginiamo ora quattro edifici.

In ciascuno installiamo un server.

Poi colleghiamo gli edifici con fibre private:

Server A ← fibra → Server B ← fibra → Server C ← fibra → Server D

Configuriamo indirizzi IP.

Installiamo router.

Aggiungiamo un server DNS.

Mettiamo qualche web server.

A questo punto possiamo avere siti, database, posta elettronica, chat, video e praticamente qualsiasi altro servizio normalmente associamo a Internet.

Potremmo persino aprire un browser e digitare:

giornale.rete

e vedere comparire una normalissima pagina web.

Con un particolare.

Nessuno dei quattro server deve necessariamente essere collegato a Internet.

Abbiamo costruito una rete TCP/IP perfettamente funzionante ma indipendente.

Aspetta: possiamo usare Chrome senza Internet?

Certamente.

Anche questo è un equivoco interessante.

Un browser non è “Internet”.

È semplicemente un programma capace di comunicare utilizzando determinati protocolli, come HTTP e HTTPS.

Se il nostro computer riesce a raggiungere un web server attraverso una rete privata, il browser può visualizzarne le pagine.

Potremmo quindi avere:

PC → rete privata → server web

senza che Internet partecipi minimamente alla conversazione.

Il risultato sullo schermo potrebbe essere indistinguibile da un normale sito Internet.

Ma allora abbiamo creato un secondo Internet?

In piccolo, concettualmente sì.

Naturalmente quattro server non costituiscono un concorrente particolarmente impressionante dell’Internet mondiale.

Ma aumentiamo la scala.

Immaginiamo cento organizzazioni.

Poi mille.

Ognuna possiede una propria rete.

Decidono di collegarle tramite fibre private, ponti radio, satelliti o qualsiasi altro mezzo di telecomunicazione.

Creano le proprie regole di routing.

Il proprio sistema di nomi.

I propri servizi.

Potremmo avere una vera rete di reti parallela.

Potrebbe utilizzare TCP/IP esattamente come Internet senza essere Internet.

Non esiste “il cavo di Internet”

Qui cade un altro pezzo dell’immaginario collettivo.

Non esiste un enorme cavo centrale attraverso il quale devono necessariamente transitare tutti i pacchetti del pianeta.

Internet è composta da moltissime reti, operatori, dorsali e punti nei quali queste infrastrutture si interconnettono.

Una rete privata non è quindi obbligata a “passare da Internet”.

Ha semplicemente bisogno di un mezzo attraverso il quale trasportare i propri dati.

Fibra.

Radio.

Satellite.

Rame.

Una rete cellulare.

Persino due computer collegati direttamente con un cavo Ethernet costituiscono una rete che non ha alcun bisogno di Internet.

E il vecchio modem telefonico?

Qui i boomer hanno un vantaggio competitivo.

Prima che Internet diventasse un servizio domestico universale, migliaia di persone utilizzavano le BBS, Bulletin Board Systems.

Il funzionamento era meravigliosamente diretto:

computer → modem → rete telefonica → modem → BBS

Conoscevi il numero telefonico.

Lo componevi con il modem.

Dall’altra parte rispondeva un altro modem.

I due computer iniziavano a comunicare.

Internet?

Non necessariamente coinvolta.

Ed è curioso perché questa vecchia tecnologia assomiglia molto più all’immaginario cinematografico della “rete segreta” rispetto al dark web moderno.

Un computer poteva essere completamente sconosciuto al web e tuttavia raggiungibile da chi conosceva il numero telefonico giusto.

Possiamo fare qualcosa di simile oggi?

Naturalmente.

Il mezzo è cambiato, ma il principio rimane.

Una rete privata potrebbe avere un punto di accesso attraverso una linea dedicata.

Oppure fibra.

Oppure radio.

Oppure satellite.

Oppure una rete cellulare.

Il principio fondamentale rimane:

utente → canale di comunicazione → rete privata

Internet è soltanto uno dei possibili canali.

E se usassimo il 4G o il 5G?

Qui la faccenda diventa ancora più interessante.

Anche 4G e 5G non sono Internet.

Sono tecnologie di comunicazione cellulare.

Normalmente il nostro telefono segue un percorso che possiamo semplificare così:

telefono → antenna → rete dell’operatore → Internet

Ma Internet non deve necessariamente essere la destinazione.

Un operatore può realizzare servizi nei quali determinati dispositivi vengono instradati verso una rete privata.

Concettualmente:

modem 5G → rete mobile → rete privata aziendale

senza dover esporre quella rete all’Internet pubblico.

Ed esistono anche reti cellulari private.

Il nostro operatore mobile personale

Una rete cellulare privata è, semplificando molto, una specie di piccolo operatore mobile riservato a un’organizzazione.

Servono essenzialmente:

dispositivi autorizzati → SIM/eSIM → stazioni radio → core di rete → servizi privati

Il core gestisce l’autenticazione degli utenti, le connessioni e l’instradamento del traffico.

Una fabbrica, per esempio, potrebbe utilizzare una rete 5G privata per collegare robot, tablet, sensori, telecamere e computer.

La rete potrebbe continuare a funzionare anche se il collegamento Internet dello stabilimento venisse interrotto, se progettata per operare autonomamente.

Naturalmente non possiamo semplicemente installare antenne potenti e trasmettere liberamente sulle frequenze degli operatori: lo spettro radio è regolamentato.

Ma dal punto di vista tecnologico il concetto è perfettamente reale.

Costruiamo allora il nostro “Internet segreto”

Adesso possiamo divertirci.

Immaginiamo una rete composta da:

server privati,

fibre dedicate,

alcuni ponti radio,

diverse celle 5G private,

un proprio DNS,

un proprio sistema di autenticazione,

e dispositivi dotati di SIM autorizzate.

Potremmo avere:

Laptop → 5G privato → rete privata → server A → server B → server C

Internet pubblico potrebbe essere completamente assente.

All’interno potrebbero esserci siti web, chat, motori di ricerca, database e qualsiasi altro servizio.

Dal punto di vista dell’utente sembrerebbe davvero una specie di Internet parallelo.

Ed ecco la parte divertente:

questa rete assomiglierebbe probabilmente più all’immagine popolare del dark web di quanto le assomigli il vero dark web.

Perché allora tutti pensano che il dark web sia proprio questo?

Perché dal punto di vista dell’utente Tor crea esattamente quella sensazione.

Sul web normale abbiamo:

Chrome → Google → .com

Nel dark web immaginiamo:

Tor → indirizzo misterioso → .onion

Gli indirizzi .onion non vengono normalmente risolti dal DNS pubblico.

Non vengono normalmente aperti direttamente da un browser non configurato per Tor.

Molti non sono indicizzati dai normali motori di ricerca.

Serve quindi uno strumento differente per raggiungerli.

Psicologicamente il passaggio è quasi inevitabile:

“Sto usando un’altra rete.”

E in un certo senso è vero.

Ma manca una parola fondamentale.

Tor è un’altra rete… logica

Tor può essere considerata una overlay network.

Una rete costruita sopra un’altra rete.

I relay Tor comunicano tra loro utilizzando normalmente Internet.

Possiamo rappresentarlo in maniera estremamente semplificata così:

computer → Internet → relay Tor → relay Tor → relay Tor

Se visitiamo un normale sito Internet, alla fine il traffico esce dalla rete Tor attraverso un exit node.

Se visitiamo un servizio .onion, invece, la comunicazione rimane all’interno dell’architettura Tor.

Ma sotto tutto questo, i computer devono comunque comunicare.

E l’infrastruttura utilizzata è normalmente Internet.

Quindi il dark web non è un’altra Internet

Ed eccoci al grande equivoco.

Il dark web basato su Tor non è una gigantesca infrastruttura mondiale fisicamente separata dall’Internet pubblico.

È un insieme di servizi raggiungibili attraverso una particolare rete logica che utilizza Internet come infrastruttura sottostante.

Come già detto è un po’ come una rete di autobus che utilizza le normali strade. Gli autobus hanno fermate, linee e percorsi propri, ma per spostarsi utilizzano comunque la rete stradale esistente.

Dal punto di vista del passeggero esistono stazioni, percorsi e regole differenti.

Ma sotto continua a esserci la stessa infrastruttura che permette ai componenti del sistema di comunicare.

Una vera rete parallela potrebbe essere molto più nascosta

Supponiamo invece che il nostro ipotetico Internet privato utilizzi esclusivamente fibre dedicate e collegamenti radio privati.

Uno dei suoi server si trova all’indirizzo:

10.20.30.40

Noi possiamo conoscere quell’indirizzo.

Possiamo conoscere il nome del server.

Possiamo sapere cosa contiene.

Possiamo perfino conoscere username e password.

E dal normale Internet potremmo comunque non riuscire a raggiungerlo.

Perché?

Non esiste una strada per arrivarci.

I router di Internet non possiedono un percorso verso quella rete.

È come conoscere l’interno telefonico 234 di un’azienda.

Dalla scrivania dell’azienda componiamo 234 e risponde Mario.

Dal nostro cellulare componiamo 234.

Mario non risponde.

Non perché Mario utilizzi qualche sofisticatissima tecnologia di occultamento.

Semplicemente quel numero ha significato soltanto all’interno di un’altra rete.

Il vero segreto non è l’indirizzo

Ed eccoci forse alla differenza più importante tra cinema e reti reali.

Nei film basta conoscere:

THE SECRET ADDRESS

e improvvisamente possiamo raggiungere una rete misteriosa dall’altra parte del pianeta.

Nella realtà conoscere l’indirizzo non basta.

Deve esistere un percorso.

Se la rete privata consente accessi esterni, potrebbe avere un gateway:

utente → Internet → gateway autorizzato → rete privata

Oppure:

utente → rete cellulare privata → rete privata

Oppure:

utente → collegamento radio → rete privata

Ma deve comunque esistere qualcosa che trasporti i dati da noi a lei.

Se non esiste alcun collegamento, non esiste comando, password o software capace di far attraversare ai pacchetti il nulla.

E se non esiste proprio nessun collegamento?

Arriviamo al concetto di air gap.

Una rete può essere deliberatamente isolata dalle reti esterne.

Possiamo rappresentarla così:

Internet ───── X ───── rete isolata

Non esiste una rotta.

Non esiste un gateway.

Non esiste una VPN.

Non esiste un modem remoto.

In questo caso non possiamo collegarci direttamente attraverso Internet.

Naturalmente “isolato dalla rete” non significa automaticamente “invulnerabile”.

Esistono dispositivi rimovibili, accessi fisici, configurazioni errate e numerosi altri modi attraverso i quali informazioni o software possono attraversare indirettamente una separazione.

Ma dal punto di vista strettamente della rete, il principio rimane:

non possiamo attraversare un collegamento che non esiste.

E allora può esistere davvero un Internet segreto?

Sì.

Una grande organizzazione potrebbe tecnicamente costruire una rete geograficamente distribuita utilizzando collegamenti privati.

Potrebbe avere:

propri router,

propri server,

propri sistemi DNS,

propri siti,

propri servizi di messaggistica,

proprie reti cellulari,

propri collegamenti in fibra,

e persino protocolli differenti da quelli utilizzati su Internet.

Per entrarci servirebbe però qualcosa che Hollywood tende spesso a dimenticare:

l’accesso alla rete stessa.

Non semplicemente un indirizzo misterioso.

Il paradosso del dark web

Ed eccoci alla conclusione.

Per decenni cinema, televisione e giornali ci hanno raccontato il dark web come una specie di Internet parallelo.

Una rete nascosta.

Separata.

Accessibile soltanto a chi conosce il passaggio segreto.

La realtà è quasi il contrario.

Il dark web non è un’altra Internet.

Tor costruisce una rete logica particolare utilizzando in gran parte Internet come infrastruttura di comunicazione.

Ma la parte più sorprendente è questa:

un’altra Internet potrebbe tecnicamente esistere davvero.

Potrebbe utilizzare fibre private.

Radio.

Satelliti.

Reti cellulari autonome.

Potrebbe avere i propri server, indirizzi e servizi.

E potrebbe essere completamente separata dall’Internet pubblico.

In altre parole, quello che immaginiamo quando pensiamo al dark web assomiglia, tecnicamente, molto più a una grande rete privata autonoma che al vero dark web.

E forse il dettaglio più cinematografico di tutti sarebbe proprio quello meno spettacolare.

Niente schermata nera.

Niente Matrix.

Niente hacker incappucciato che digita furiosamente.

Potreste conoscere perfettamente l’indirizzo del server segreto.

Aprire il terminale.

Scriverlo correttamente.

Premere Invio.

E ricevere semplicemente:

Destination unreachable.

Perché il vero segreto non è sapere dove si trova una rete.

È avere una strada per arrivarci…. Buon viaggio a tutti dal Boomer

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